
Il giornalista più bravo dell’anno non è un giornalista, ma un oscuro cittadino di Teheran.
A sceglierlo sono stati i giurati del George Polk Award, premio giornalistico poco conosciuto in Italia ma considerato negli Usa pari al Pulitzer. Per la prima volta nella storia il riconoscimento è andato a un autore anonimo: a essere premiato è stato il video che mostra la morte di Neda, la giovane uccisa dalle milizie degli ayatollah durante una manifestazione di protesta, un’immagine diventata l’icona della resistenza iraniana. «Nel mondo di oggi un coraggioso passante con un telefonino può usare i siti per la condivisione di immagini e quelli di social-networking per diffondere notizie», spiega la motivazione del riconoscimento attribuito dall’Università di Long Island.
In poche righe è un manifesto e al tempo stesso una consacrazione del cosiddetto «citizen journalism» (giornalismo dei cittadini o giornalismo partecipativo), il nuovo verbo dei media internazionali che si basa su un semplice assunto: le tecnologie digitali hanno abbattuto la tradizionale struttura verticale per cui erano i giornalisti chiusi nelle loro redazioni a distribuire al pubblico dei lettori le notizie. Oggi il percorso è orizzontale e si svolge attraverso i blog, i siti o i servizi fondati sulla partecipazione dei navigatori (del tipo di wikipedia) o quelli per la comunicazione online (Facebook o Twitter). Quanto ai giornalisti vecchio stampo, ha scritto un ex direttore dell’Associated Press, si adeguino e tengano ben presente una novità: «L’informazione come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione». E tanto per mettere in guardia i professionisti del settore la più recente e approfondita analisi sul tema (Ultime notizie, di Massimo Gaggi e Marco Bardazzi) contiene nel titolo un aggettivo che sembra alludere al doloroso fine corsa di un’intera categoria.
FONTE: http://www.ilgiornale.it/esteri/il_miglior_giornalista_dellanno_un_passante_teheran/neda/19-02-2010/articolo-id=423188-page=0-comments=1?&LINK=MB_A
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